Vaffanculo

By: sunoversea39@gmail.com

May 15 2015

Category: Uncategorized

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Aperture:f/1.8
Focal Length:50mm
ISO:500
Shutter:1/20 sec
Camera:NIKON D300S

Un uomo in sedia a rotelle la sera sorride ad un cane. Sembra contento. Forse solo della dolcezza dell’animale. Più triste chi l’accompagna.

Avere una distrofia è un problema enorme, immagino. Qualcosa che ti rende diverso, immagino. Non diverso tipo sono un uomo e mi piacciono gli uomini. Tipo: sono bello ricco e gay, che mentre scrivo è più diverso non esserlo. Immagino sia un diverso più definitivo, meno cangiante. Ancora: non diverso tipo nero. Nemmeno tipo io intelligente tu stupido. Non diverso tipo: “Accettatemi di grazia!”. Nemmeno: “La mia diversità mi distingue”. Ma più diverso tipo: problemi. Le mie gambe mi dovrebbero correre e ho sempre pensato importante reggere il bicchiere che mi dovrebbe dissetare. Poi mi è parso di capire qualcosa come: “Moriremo tutti” e mi è venuto in mente che allora deve esserci dell’altro. Che vale la pena iniziare a pensarci. Così per sfizio, che non si pretende nemmeno una risposta chiara, ma lo sfizio di pensarci si. Non può essere sforzo vano. Altrimenti anche l’arte sarebbe vana nello stesso modo, perchè l’arte giustifica se stessa. Non necessita giustificazioni. L’unica arte che esiste è l’arte per l’arte. É causa unita all’effetto col travestimento del comunicare, che oggi chiamiamo condividere. Pensarci quindi ha un suo senso. Al di la dei meandri della filosofia, in coda al supermercato potresti trovarti a pensarci. A domandarti sulla morte. Potresti pensare che hai comprato cose di cui non avevi bisogno ed altre di cui avevi una concreta necessità, perchè hai fame e sete. E la fame e la sete sono davvero collegati alla vita e alla morte, più di quanto qui ad ovest nord ovest, oggi ci si faccia caso. Quindi mentre la signora mostra l’opera dei bigodini di ieri, tu pensi alle probabilità che ci sono che per te oggi sia l’ultimo giorno. Ti rassicuri nel non poterlo sapere, ma sbirci il vietato. Ti poni la domanda. E pian piano che la coda diminuisce capisci che tanto non lo puoi sapere prima del tempo. Capisci che Icaro qui non c’entra, che è difficile scottarsi con l’idea della morte. Quatto quatto, potrebbe anche sorgerti il dubbio che sia inutile pensarci. Che è il solito cane tremendo a rincorrersi la propria. Ma poi, palese come quando la nausea si rivela in vomito, capisci che non è diverso dal mangiare e poi correre per smaltire. Ti viene il dubbio che corri per essere allenato, per guadagnare non per perdere. Correre per perdere è pagare per lavorare. Puoi non scottarti con l’idea della morte, ma ti puoi schifare dei controsensi che ti circondano. Potrebbe davvero iniziare a girarti la testa per tutti i non sensi che ti ronzano attorno. Potresti davvero deprimerti a pensarci troppo. A riconoscerti loro vittima come la signora di fronte, la cassiera stufa. La modella timida. Il bimbo allegro. Il bimbo triste. La mamma pentita. Il ragazzo arrogante. Il tipo simpatico. Potrebbe quel ronzio adagiarsi sul collo e pungere e succhiare. Potrebbe. Ma tu sorridi. Colpisci forte e sorridi. Tu starai cercando lavoro per comprarti un auto per andare a lavoro, ma cercherai di farlo con un sorriso arancione, quello dei monaci, il sorriso di Siddartha, magari un po’ meno saccente. Meno convinto. Ma sorridente uguale. Quindi pensaci, non essere timido. Pensaci e sorridici. Ma non te lo spieghi il perchè il signore che accompagnava il ragazzo distrofico fosse triste e il ragazzo distrofico non lo sembrasse, con il suo sorriso. C’è qualcosa in questo che riassume tutto e non riesci a vederlo, sai che è li,ma niente: buio.C’è un ragazzo, ricco, piacente, sposato, in salute e depresso; c’è un ragazzo distrofico, probabilmente vergine, seduto su una carrozzina, vincolato in tutto autosufficiente in nulla, sorridente. Vaffanculo.

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