Maiale

By: sunoversea39@gmail.com

Mar 02 2016

Category: Uncategorized

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Aperture:f/5.6
Focal Length:300mm
ISO:3200
Shutter:1/640 sec
Camera:Canon EOS 5D Mark III

Non che abbia importanza: ma quello che proprio non si riesce a capire è se siamo quello che mangiamo o quello che pensiamo.

Abbiamo tutti una percezione particolare di come siamo, basta infatti ascoltarci registrati per sconvolgerci; una nostra foto brutta per distruggerci e una bella per pavoneggiarci, un video poi per molti è un incubo. Al fin fine conta più come ci sentiamo di come siamo. La sicurezza viene più da una convinzione che da uno specchio, proprio come un’insicurezza. Mangiando però maiali, tanti, potrebbe anche darsi che si finisca ad assomigliarci. J questo lo sa perché li alleva i maiali. J però non capisce cosa si diventi a mangiare solo erba.

All’alba può succedere di tutto, ma spesso non succede un granché. J si infila gli stivali e nel farlo, contemporaneamente piega testa e collo a destra e a sinistra, cerca lo scrocchio delle vertebre. Come un pugile solo più pronto a fango e letame che a gancio e montante. Gli da la sensazione che dopo lo scrocchio, passi più ossigeno tra le cellule o qualunque cosa ci sia nel suo collo. Prova a volte una repentina sensazione di ilarità a scrocchio avvenuto. Clac clac clac, in genere sono tre gli scrocchi. Indossa gli stivali, piega il collo, e si guarda le mani. Non riesce a non pensare come sia finito ad avere i calli sulle dita. Non ha mai avuto il vezzo o la pretesa delle mani da pianista, ma i calli? Davvero? Non può fare a meno di pensarci. Non se ne dispiace, solo gli pare nel torpore del sonno di non capire come, cosa e perché lo abbiano portato ad avere delle parti indurite di pelle all’attaccatura delle dita ai palmi.

Mette gli stivali, piega il collo, si guarda le mani e si alza. Il caffè fuma e lui pure. Non si guarda intorno, guarda fisso, dritto davanti a se, abbraccia lo scenario con una lunga occhiata che non si perde in dettagli, e mentre guarda subito non pensa al letame che si accinge a spalare, pensa alla meraviglia della solitudine quando si sa di non essere soli. Dopo qualche passo pensa a quella solitudine e alla quantità incredibile di merda che i maiali producono quotidianamente. Quella quantità ha sicuramente a che fare con il cibo ingerito, ma c’è comunque qualcosa che non torna. Vorrebbe trovare una proporzione tra le due quantità, gli pare che non ci sia abbastanza divario tra cibo ingerito e letame creato. In natura non esiste spreco, però  se un maiale ingerisce 1 kg di cose ne espelle 900 gr gli pare assurdo tutto quel darsi da fare a mangiare, per poi espellere quasi tutto. Sa però che la terrà sarà più fertile nel raccogliere 900 gr di merda di maiale che 900 gr di ciò che i maiali mangiano. Quindi la terra nutre i maiali e i maiali nutrono la terra. Tutto torna, anche lui che nutre i maiali che nutriranno lui, anzi altri, perché lui non li mangia più i maiali. E’ di cuore debole ed ipocrita, quindi li vende, e di cosa se ne facciano gli altri lui se ne lava le mani e ne ha bisogno di lavarsele perché non c’è guanto che tenga a spalare merda per ore.

Spala senza rancore, l’umiltà gli ha sempre regalato un brivido e a lui i brividi piacciono. Pulisce il recinto immenso dei maiali, lo fa da ormai un pò, le ore corrono velocissime e la sera quando arriverà lo coglierà stanco e piuttosto felice. Spalare merda non è molto dignitoso, spalare merda di maiale forse ancora meno, per via di questa percezione negativa che si è diffusa riguardo quegli animali, ma le percezioni collettive spesso si rivelano grandi boiate. Ad esempio si pensa che la carne di maiale sia molto grassa, in realtà la carne magra di maiale è molto magra, e certo il grasso come tutti i grassi è molto grasso, solo che nel maiale la distinzione tra i 2 è netta. Ciò non toglie che spalare, e merda e maiale, non siano parole che contengono dignità, ma azienda agricola, enorme, conto in banca altrettanto invece pare che di dignità ne abbiano da vendere e a caro prezzo, questo J non lo sa, perché sta sudando a spalle tese. Sa invece che vendere quei maiali gli darà la possibilità di andare in ristoranti vegani costosissimi e questo a J per il momento può bastare. E’ convinto del suo investimento. Inizialmente voleva investire quella somma in una casa, che avrebbe inevitabilmente però trasformato in un porcile ed ha così deciso di saltare un passaggio. Di maiali non sapeva nulla, ma da fame e avidità di cose ne aveva imparate, così, ne ha comprati 100 ed ha assunto una massaggiatrice per altro orientale, per massaggiare i suoi maiali e venderli al quintuplo del valore medio. Se la ride J, stronzo e avido, se la ride anche perché la massaggiatrice è davvero carina e ad avercela intorno lui si fa sempre dei pensierini che ironia della sorte sono proprio da maiale. A volte per altro quei pensierini si trasformano in azioni e quei due finiscono nudi a rotolarsi su paglia e letto e se pur i loro orgasmi non vantano la durata dell’orgasmo suino, ne hanno comunque lo stile.

Ora il punto è che lui ha comprato 100 maiali e diversi ettari di terra e lo scherzetto del massaggiarli gli animali gli ripagherà l’investimento in tempo zero. J non ha una gran coscienza, e questa faccenda del trafficare vite suine non lo sconvolge più di tanto, inoltre l’essere diventato vegetariano ci mette una bella pezza. I maiali vivono in un bel posto, vengono massaggiati e ad una certa venduti;  qualcun altro li macellerà. In un modo o nell’altro devono pur morire anche loro. Fine della storia.

Lui spala merda, nutre maiali e scopa l’orientale. Solo che finisce che dell’orientale si innamora, non tanto per il sesso, se ne innamora un giorno guardandola piangere mentre massaggia uno di quei fottuti maiali. Ovviamente non ci fa caso all’inizio e si fa gli affari suoi, ma inevitabilmente dopo un amplesso gli domanda di quelle lacrime, sperando tantissimo che non fossero proprio quello che pensava lui. Invece, quelle lacrime erano proprio d’affezione per l’animale, e dopo la prima partita venduta e dopo la seconda venduta succede che il cuore gli esplode perché salvare la vita ai maiali non ha senso, rinunciare alla prima buona fottuta idea della sua vita non ha senso, innamorarsi della massaggiatrice aveva ancora meno senso ma qualcosa la deve fare. Vende i maiali, che qualcuno comunque mangerà ma non più in suo nome e compra degli alpaca, tanti perché scopre che la lana di alpaca costa un casino e va altrettanto, inoltre cagano meno e non vanno massaggiati. Finisce per invecchiarci con l’orientale e festeggiarci gli anniversari concedendosi una tagliata, di manzo.

 

Ha però importanza farci caso.

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